disclaimer: post schifoso
La dieta a base di abuso di grassi saturi, idrogenati e transesterificati che segue ogni americano che ama il suo paese, la democrazia e libertà è più simile a carburante per aerei che a cibo. Tra i vari effetti collaterali il più evidente è la "panza".
Per evitare di andare a "ingrassare" il numero gia ragguardevole degli obesi, quindi, bisogna attrezzarsi.
E la gente si attrezza. La radio, ad esempio, racconta con entusiasmo la storia di allegri americani dimagriti di 160 libbre (75 chili) senza fatica.
Semanticamente, il problema è trattato come un piccolo ma fastidioso guasto, e così scopro che ci sono essenzialmente due modi per farsi riparare.
Il primo è l'asportazione del grasso in eccesso, che ha l'indubbio vantaggio di risolvere il problema in mezz'ora permettendoti di stupire familiari e amici. All'americano più scaltro, però, non sfuggono alcuni effetti collaterali non pubblicizzati, come il fatto che per qualche mese la tua pelle svuotata struscia per terra e rischi sempre di inciampare, e poi il problema finisce per ripresentarsi e tocca ricominciare da capo.
In alternativa c'è il metodo "equilibrato", quello che non promette soluzioni immediate, ma che risolve il problema gradualmente e una volta per tutte. E si tratta di rendere impermeabile una parte del tuo stomaco, in modo da ridurre la quantità di nutrimento che può assorbire. Tecnicamente detto by-pass gastrico, questo intervento ha risolto i problemi di molte donne e uomini che mi parlano dalla radio mentre vado al lavoro.
Ora, nonostante la voce entusiasta dei testimonial, sfortunatamente la mia formazione mi fa ragionare in termini di bilancio di materia -quello che entra meno quello che viene assorbito è uguale a quello che esce- dunque se mangi uguale e assorbi di meno...
Chiedendo scusa a tutti quelli stessero leggendo appena prima o dopo mangiato, chiudo considerando che il fenomeno non deve essere così marginale come verrebbe da pensare, considerando l'esperienza sensoriale unica che è andare nella toilette dell'ufficio, per altro pulitissima.
lunedì 18 febbraio 2008
martedì 12 febbraio 2008
luxury
Pare che il noleggio della macchina vada rinnovato ogni mese, così prendo la I-494 fino all'aeroporto. Anche se il noleggio è per due mesi, devo comunque restituirla e prenderne un'altra (e io che iniziavo a meditare di darle una pulita...).
Sbrigo le pratiche, poi esco in garage a prendere la mia nuova auto. Mi accoglie un ragazzo di colore, che avevo già visto il giorno del mio arrivo a Minneapolis.
Quel giorno, sveglio da 24 ore e sbalestrato dal viaggio, gli avevo chiesto lumi su come utilizzare il cambio automatico (N P D R 3 L?). Lui, entusiasta del fatto che fossi italiano, mi aveva tenuto una lezione su auto e viabilità utilizzando esclusivamente le 5 parole italiane che conosceva. Il mix sonnofamefreddolingua aveva creato in me una certo grado di confusione. Così mi ero convinto che il serbatoio fosse vuoto anzichè pieno, e avevo passato mezz'ora alla disperata ricerca di un distributore nell'intrico di highway e interstatali vicino all'aeroporto. Trovato il distributore grazie alla collaborazione di un poliziotto col fucile, finalmente mi accorgevo dell'errore dopo aver cercato invano di far entrare più di mezzo gallone nel serbatoio (traboccante).
Gli dico che mi ricordo di lui e del fatto che "parla" italiano, e così scambiamo due parole.
Finisce che, invece della macchina della categoria "intermediate" a cui avrei diritto, me ne vado al volante di una livello "executive", con i miei interni in pelle e le mie finiture in radica.
E con i sedili riscaldati, che mi dipingono un sorriso soddisfatto sulla faccia mentre guido verso casa.
Sbrigo le pratiche, poi esco in garage a prendere la mia nuova auto. Mi accoglie un ragazzo di colore, che avevo già visto il giorno del mio arrivo a Minneapolis.
Quel giorno, sveglio da 24 ore e sbalestrato dal viaggio, gli avevo chiesto lumi su come utilizzare il cambio automatico (N P D R 3 L?). Lui, entusiasta del fatto che fossi italiano, mi aveva tenuto una lezione su auto e viabilità utilizzando esclusivamente le 5 parole italiane che conosceva. Il mix sonnofamefreddolingua aveva creato in me una certo grado di confusione. Così mi ero convinto che il serbatoio fosse vuoto anzichè pieno, e avevo passato mezz'ora alla disperata ricerca di un distributore nell'intrico di highway e interstatali vicino all'aeroporto. Trovato il distributore grazie alla collaborazione di un poliziotto col fucile, finalmente mi accorgevo dell'errore dopo aver cercato invano di far entrare più di mezzo gallone nel serbatoio (traboccante).
Gli dico che mi ricordo di lui e del fatto che "parla" italiano, e così scambiamo due parole.
Finisce che, invece della macchina della categoria "intermediate" a cui avrei diritto, me ne vado al volante di una livello "executive", con i miei interni in pelle e le mie finiture in radica.
E con i sedili riscaldati, che mi dipingono un sorriso soddisfatto sulla faccia mentre guido verso casa.
giovedì 7 febbraio 2008
domenica 3 febbraio 2008
new york giants rules!!!
Qualcuno potrebbe obiettare che ho scelto per quale squadra tifare solo a metà del secondo tempo, che non capisco le regole (anche se mi diverte il fatto che l'arbitro lanci in continuazione dei fazzoletti per terra), che ho dovuto controllare il nome della squadra su wikipedia prima di scrivere questo post.
In ogni caso abbiamo vinto il Superball: a 29 secondi dalla fine stavamo perdendo, ma poi qualcuno dei nostri ha lanciato la palla a qualcun altro nella zona di touchdown e questo qualcun altro l'ha presa. Poi abbiamo difeso per 29 secondi (durati 29 minuti) e alla fine abbiamo vinto.
Poi è stato tutto un'esplosione di kabuki e lancio di palloncini, con le classiche interviste del dopo partita fatte di frasi inconcludenti e domande scontate - sei contento di aver vinto il Superball? - e replay a ripetizione.
sabato 2 febbraio 2008
this blog declares his endorsement of Barack Obama
Giro per downtown carico di macchine foto, con la voglia di scattare un po di questa strana città, che ora mi sembra sempre più normale. Cammino guardandomi attorno, maledicendo mentalmente il tempo nuvoloso che mi appiattirà tutte le foto, quando arrivo in 1st Avenue, e improvvisamente mi trovo attorniato da un sacco di gente, polizia e fotografi. Scopro che sta per arrivare Barack Obama a parlare ad una convenction in vista del Caucus di martedì prossimo. Mi piacerebbe entrare a vedere, ma non ho il biglietto e la coda per entrare nello stadio NBA dove si tiene la convenction è allucinante, e procede fino fuori Minneapolis, praticamente all'imbocco della I-394.
Riesco a farmi regalare un biglietto da un passante, ma il problema coda rimane. E allora faccio l'italiano. Torno vicino all'ingresso, estraggo la macchina fotografica e inizio a "lavorare". Dopo 2 minuti per tutti sono un fotografo, e mi fanno entrare non appena vengono aperti i cancelli.
Mi sistemo come meglio posso per fare qualche foto, ma sono comunque piuttosto lontano dal palco. Ormai compreso nel mio ruolo mi presento come cronista indipendente ai miei vicini e li intervisto.
Conosco così Mike e Elizabeth alla mia sinistra, e due signore di colore alla mia destra. Per tutti e quattro si tratta della prima partecipazione alle primarie. Tutti e quattro sono per Obama. Sarà una schematizzazione eccessiva, ma noto una netta differenza: Mike e Elizabeth sono più razionali e partitici, parliamo del meccanismo di finanziamento della campagna elettorale, degli attacchi a Obama, della possibilità del Super-Ticket e dei richiami alla tradizione democratica. Le due signore alla mia destra sono invece sentimentali e razziali, e mi raccontano dell'Obama candidato non WASP alla casa bianca, delle assicurazioni sanitarie e delle scuole.
Negli Stati Uniti alle presidenziali si vota di martedì, e se lavori ti devi prendere un permesso. Queste due signore non hanno mai votato, e lo faranno solo se il candidato sarà Obama.
Il Target Center si riempie. Suonano i Golden Smog, che hanno 3 chitarre di cui almeno 2 inutili (che siano due amici che si sono imbucati fingendosi chitarristi come io mi sono finto giornalista?).
Trovo il discorso intenso e bello, e Barack Obama carismatico, idealista e non troppo retorico, simpatico e molto lontano dal populismo all'italiana. Ma forse ne parlerò in un altro post.
venerdì 25 gennaio 2008
eastern blok and south america
Oggi il mio collega Andres mi invita ad andare a sentire un suo amico di Chicago che suona in città. Io, da bravo aliver, accetto volentieri.
Andres è originario di Buenos Aires. Lavorava in argentina, fino a quando ha perso il posto durante la crisi economica del 2003. Non essendoci possibilità per lui in Argentina, ha deciso di andare a Chicago a fare un dottorato, e poi è stato assunto qui a Minneapolis.
Arrivo a casa sua in uptown, e scopro che uptown è esattamente l’opposto di downtown: case basse e tanti negozi, per lo meno sulla via principale.
A casa sua, che incredibilmente ha il pavimento in legno e un aspetto piacevolmente “non nuovo”, conosco sua moglie Carla beviamo un po di Yerba Mate per scaldarci.
Scopro che lo Yerba Mate che si beve da noi (fatto con la bustina come un the e zuccherato) è quello che loro danno ai bambini. Andres ha una specie di bicchiere di latta colmo di foglie tritate dalle quale spunta una cannuccia. Versa da un thermos un po di acqua bollente nel bicchiere e la beve dalla cannuccia. Le foglie tritate fanno da filtro, per cui non bisogna muovere la cannuccia, per non rompere la torta (un dettaglio tecnico sul meccanismo della filtrazione che non sfugge a noi geniali ingegneri chimici: non è il filtro che filtra, ma lo sporco che ci si accumula sopra, detto appunto torta).
Il concerto è al Rossi' Blue Star. Per raggiungerlo dal marciapiede entriamo in una casa e prendiamo l’ascensore verso il basso.
Finiamo in un una sala con un grande bancone centrale, tanti tavolini vicino al palco con tovaglie a quadretti blu, e foto di jazzisti appese ovunque alle pareti.
Ci raggiungono un certo numero di amici di Andres e Carla (che nel frattempo ho scoperto essere cittadina italiana anche se non parla italiano), un gruppo di ph.D sudamericani della facoltà di economia dell’università del Minnesota.
Ordiniamo aperitivi e una bottiglia di vino (al cameriere non devi dire il nome del vino, ma il codice, e mi si gela il sangue nelle vene), e inizia il concerto.
Il gruppo (chitarra classica – contrabbasso – sax/clarinetto – batteria) si chiama Eastern Blok, e suona musiche tradizionali del centro-est europa rivisitate in chiave jazz, con una grande chitarra.
L’amico di Andres è proprio il chitarrista, di origini serbe. Tra una parte e l’altra del concerto si siedono con noi e chiacchieriamo di Chicago, dell’europa e dell’alivefestival.
A metà serata vado in bagno, dove scopro un altro paio di cose interessanti. Per farti divertire anche mentre ti liberi dei liquidi in eccesso, i WC sono pieni di ghiaccio, e ci si può dilettare nello sciogliere i cubetti. Accanto al lavandino, poi, vedo un uomo di colore sulla sessantina con una uniforme da barbiere vecchio stile. Appena mi avvicino mi spruzza il sapone sulle mani e dopo che mi sei lavato mi porge un asciugamano pulito tiepido.
Finito il concerto torniamo a casa, sono già invitato per domani sera a mangiare la pizza da Andres, per il suo compleanno.
Andres è originario di Buenos Aires. Lavorava in argentina, fino a quando ha perso il posto durante la crisi economica del 2003. Non essendoci possibilità per lui in Argentina, ha deciso di andare a Chicago a fare un dottorato, e poi è stato assunto qui a Minneapolis.
Arrivo a casa sua in uptown, e scopro che uptown è esattamente l’opposto di downtown: case basse e tanti negozi, per lo meno sulla via principale.
A casa sua, che incredibilmente ha il pavimento in legno e un aspetto piacevolmente “non nuovo”, conosco sua moglie Carla beviamo un po di Yerba Mate per scaldarci.
Scopro che lo Yerba Mate che si beve da noi (fatto con la bustina come un the e zuccherato) è quello che loro danno ai bambini. Andres ha una specie di bicchiere di latta colmo di foglie tritate dalle quale spunta una cannuccia. Versa da un thermos un po di acqua bollente nel bicchiere e la beve dalla cannuccia. Le foglie tritate fanno da filtro, per cui non bisogna muovere la cannuccia, per non rompere la torta (un dettaglio tecnico sul meccanismo della filtrazione che non sfugge a noi geniali ingegneri chimici: non è il filtro che filtra, ma lo sporco che ci si accumula sopra, detto appunto torta).
Il concerto è al Rossi' Blue Star. Per raggiungerlo dal marciapiede entriamo in una casa e prendiamo l’ascensore verso il basso.
Finiamo in un una sala con un grande bancone centrale, tanti tavolini vicino al palco con tovaglie a quadretti blu, e foto di jazzisti appese ovunque alle pareti.
Ci raggiungono un certo numero di amici di Andres e Carla (che nel frattempo ho scoperto essere cittadina italiana anche se non parla italiano), un gruppo di ph.D sudamericani della facoltà di economia dell’università del Minnesota.
Ordiniamo aperitivi e una bottiglia di vino (al cameriere non devi dire il nome del vino, ma il codice, e mi si gela il sangue nelle vene), e inizia il concerto.
Il gruppo (chitarra classica – contrabbasso – sax/clarinetto – batteria) si chiama Eastern Blok, e suona musiche tradizionali del centro-est europa rivisitate in chiave jazz, con una grande chitarra.
L’amico di Andres è proprio il chitarrista, di origini serbe. Tra una parte e l’altra del concerto si siedono con noi e chiacchieriamo di Chicago, dell’europa e dell’alivefestival.
A metà serata vado in bagno, dove scopro un altro paio di cose interessanti. Per farti divertire anche mentre ti liberi dei liquidi in eccesso, i WC sono pieni di ghiaccio, e ci si può dilettare nello sciogliere i cubetti. Accanto al lavandino, poi, vedo un uomo di colore sulla sessantina con una uniforme da barbiere vecchio stile. Appena mi avvicino mi spruzza il sapone sulle mani e dopo che mi sei lavato mi porge un asciugamano pulito tiepido.
Finito il concerto torniamo a casa, sono già invitato per domani sera a mangiare la pizza da Andres, per il suo compleanno.
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